PREMIATI

Primo Premio assoluto Francesco Beccastrini

Menzionati dalla Giuria:

per la fotografia Carmelo PROVAZZA

per la Pittura Daniel CRAIGHEAD

per la scultura Giuseppe PROCOPIO

per il disegno china Mauro BARONCINI

Alcuni momenti della premiazione

11a EDIZIONE del PREMIO MINO DA FIESOLE

RASSEGNA DI PITTURA, GRAFICA, SCULTURA, FOTOGRAFIA, ARTI INNOVATIVE

Una nuova edizione di questo importante appuntamento culturale per la città di Fiesole, il Premio Mino da Fiesole, che è giunto al suo undicesimo anno di presentazione nella sala del Basolato, gentilmente messa a disposizione dal Comune di Fiesole, con ben 42 interessanti opere che esprimono, attraverso linguaggi artistici di diverso tipo, la ricca e variegata capacità espressiva dei vari autori.
Soggetti molto diversi fra loro sia per tecnica che dimensioni si confrontano gli uni con gli altri presentando al pubblico parole, impressioni, stati d’animo, colori e materiali vari che caratterizzano gli innumerevoli aspetti della nostra contemporaneità. Il visitatore, soffermandosi davanti a ogni singola opera può percepire e sondare, attraverso i suoi “segni” la realtà emotiva dell’artista.
Difficile descrivere i “singoli pezzi” senza poter seguire il percorso espositivo nel suo insieme, si può perciò solo ricorrere a un breve cenno sulle opere, partendo dalle due composizioni poetiche in cui i sentimenti affiorano con maggiore evidenza, come Nel cuore di Lidia Aglietti dove, attraverso scarne visioni, si sublima il legame fra la realtà umana e quella divina. Più descrittivo il testo di Laura Bernini dedicato all’“Amore” dove l’autrice descrive con ricchezza di immagini le diverse emozioni che scaturiscono dal sentimento che maggiormente coinvolge l’animo umano. La raffigurazione dell’essere umano è uno dei soggetti ricorrenti negli scatti fotografici, ma anche nelle varie tecniche pittoriche e scultoree. Dal grande olio su tela di Fiamma Antoni Ciotti dove i volti sorridenti di due giovani uomini, inseriti in uno scorcio di campagna assolata, esprimono un momento di serenità, al busto femminile in alabastro finemente lavorato di Ira Becocci dove la sottolineatura del seno si contrappone al lungo collo sottile evidenziato dal collier di perle. I due volti contrapposti di Laura Berni che emergono da uno sfondo nero interrotto al centro da un serpente variopinto si rifanno ai nostri progenitori che, dopo aver assaggiato la mela, sono costretti ad abbandonare l‘Eden, un mondo quasi onirico costellato di piante e piccoli animali. Anche Mauro Boninsegni nel suo coloratissimo collage di coriandoli ci presenta un uomo a passeggio col suo cane inserito in un parco cittadino, mentre Enrico Carlisi contrappone le due figure del pittore e del Pierrot all’interno di un severo impianto architettonico che si sfuma nello sfondo. E ancora una figura che traspare nel ricco collage di Mariarita Casarosa, dove dallo sfondo dorato emerge il volto dell’angelo incoronato d’alloro e rivestito di piume e sottili foglie dorate che si contrappongono al rosso scuro del velluto antico. Cinque profili contrapposti di uomini inseriti in uno stretto rettangolo verticale, figure statuarie in cui i passaggi tonali mettono in evidenza la loro plasticità attraverso la personale cifra stilistica di Alessandro Ciappi. Anche Roberto Coccoloni, riprendendo un soggetto caro a Masaccio, propone nella sua grande scultura lignea le figure di Adamo ed Eva cacciate dal Paradiso, i personaggi finemente scolpiti emergono dal tronco grazie all’uso del colore e così l’angelo in alto che con la sua veste rossa attira l’attenzione dello spettatore. La tecnica mista di Massimo Novelli, eseguita con calce e spatola pone al centro una figura umana investita da un fascio di luce, evidenziata da una pioggia di granelli dorati, all’interno di uno spazio informe dai toni neri e bronzei, quasi una rinascita da quel fondo martoriato che la opprimeva. E ancora cinque volti fortemente stilizzati, nel monotipo di Susanna Pellegrini, che nei loro tratti appena accennati, con le teste reclinate verso il basso, quasi fossero onde che si susseguono in un mare scuro, offrono un senso di rinuncia alla vita. La figurina di un fanciullo con un palloncino che sale verso l’alto è seduta sul bordo di una struttura astratta in cui Pino Procopio incide nel marmo bianco morbidi solchi orizzontali che sfilano verso l’alto fin dove arriva il filo del palloncino in pietra dura azzurra. Il soggetto caricaturale presente nella tecnica mista di Puccio Pucci risente apertamente della corrente simbolista della pittura europea della prima metà del ‘900; l’impostazione ricorda quella della ritrattistica classica, ma i tratti somatici così come gli oggetti rendono l’insieme, enigmatico, per certi aspetti inquietante come il titolo che allude a un futuro a noi ignoto. Anche Francesca Sabatelli nel suo piccolo bronzo propone una “Figura arcaica”, una donna di cui si percepisce la metà inferiore e la parte superiore che si allarga fin quasi a comprendere un abbraccio. Interessante l’elaborazione fotografica di Paola Stazzoni che fa emergere il volto di una giovane donna da uno sfondo di fango crettato dal tempo e dal caldo, una “terra che soffre” per la mancanza di rispetto da parte dell’umanità. E in altri scatti fotografici le figure sono spesso al centro delle immagini, come nel caso di Massimo Castellani che ci propone una donna sulla battigia in una giornata di vento, colta nell’atto di raccogliere un sacchetto, con l’ombra che si allunga di fianco e alle sue spalle la spuma bianca delle onde. Piccole invece le figure che accompagnano la carovana di cammelli colta da Francesco Perna nella luce infuocata del tramonto africano. E non solo esseri umani: bellissimo lo scatto di Roberto D’Angelo in cui il nero di “Penny” si staglia contro il rosa intenso delle begonie e lo sfondo di colline assolate. E ancora due cavalli al centro dello scatto di Stefano Marsili Libelli in una radura circondata dalla bruma mattutina che introduce ai diversi dipinti di paesaggio presenti in questa rassegna. Di forte impatto anche la fotografia di Carmelo Provazza con un cavallo di bronzo all’interno di un grande ambiente con materiali vari, comprese alcune strutture metalliche che inducono a pensare al “backstage” di un teatro.
Se la figura umana è un soggetto molto rappresentato nelle opere d’arte in generale, il paesaggio in tutte le sue accezioni, così come la natura morta, sono soggetti che ritornano spesso nel gruppo degli Artisti fiesolani. Per rendere l’atmosfera soffusa in cui si intravedono i “casolari”, Francesco Beccastrini si avvale della sabbiatura del supporto, una tecnica che in parte disgrega l’immagine, ma d’altro canto la impreziosisce; è invece la centralità degli alberi che caratterizza il dipinto di Giusi Gramigni con le tonalità del marrone e del verde tipiche della nostra campagna. Ancor un paesaggio, quello realizzato a matita da Enrico Guadagni, che, condotto con un segno leggero e al contempo raffinato, fa emergere dal fondo la strada e la vegetazione che la costeggia. L’immagine classica del paesaggio fluviale, dipinto a olio “en plein air” da Valerio Mirannalti che oltre ad un attento impianto compositivo riesce a rendere, attraverso l’attento uso del colore, la luce che si irradia dall’acqua. Il pino solitario di Dany Poissoniez, un’incisione su carta dove il tronco sulla sinistra e l’ampia chioma sono resi con tratti sottili e ripetuti che i si infittiscono per rendere i toni scuri, ripropone il tema della natura intorno a noi, così come negli otto piccoli soggetti raccolti in un’unica cornice di Patrizia Gabellini, tutte piccole stampe all’acquaforte che l’artista dedica a spaccati di paesaggi e ai particolari di fiori e piante invernali. Una bellissima tela, intrisa dei colori caldi del sole quella di Filippo Cianfanelli, che rappresenta un deserto egiziano dove le creste bianche che si susseguono ricordano la trama di un merletto. Ma anche l’istallazione di Raffaele Tesi, realizzata in legno e altri materiali e inserita con estrema maestria all’interno di una cornice quadrata, fa riferimento alla possibile immagine del paesaggio in un prossimo futuro. Nella piccola xilografia, ricca di particolari resi con cura all’interno di un ampio bordo, sembra che Alessandra Zocchi, attraverso una porta aperta, voglia mettere in correlazione l’ambiente interno e con quello esterno. Quello che resta di un paesaggio urbano dopo una guerra è ben rappresentato nel dipinto “Distruzione” di Carla Fossi, dove dal rosso infuocato dello sfondo emerge, accanto agli scheletri degli edifici, il piccolo orsetto, a testimonianza dei tanti bambini che soccombono. Lo stesso senso di “annientamento” si ritrova nella grafica a china, matita e matita grassa di Mauro Baroncini, dove la precisione del segno ci racconta attraverso particolari di forte impatto emotivo ciò che resta dopo il passaggio della guerra. Altro linguaggio invece quello del “paesaggio onirico” di Bruna Cavallaro, dove l’impianto compositivo attrae per il flusso dei fiori e altre forme vegetali che accompagnano l’occhio dello spettatore verso l’alto, a quel fusto contorto che si rianima con nuova linfa variopinta. E anche l’interno della “Villa al mare” di Maurizio Caselli può rientrare, se non nella rappresentazione di un vero e proprio paesaggio, in quella della grande stanza piena di aria e di luce, resa ancora più ampia dall’impianto prospettico del pavimento e dall’arredamento.
Diversi sono i soggetti che non si possono annoverare fra le figure o i paesaggi e non si possono iscrivere sotto un unico titolo: per alcune si può parlare di natura morta, come nel caso della composizione di Mario Masini, realizzata con la tecnica del collage, in cui l’impianto compositivo rimanda ad alcune opere di Cezanne e delle avanguardie europee dell’inizio del secolo scorso. Anche la “Natura morta” di Barbara Piovesan, una tecnica mista con olio e gesso, presenta elementi tridimensionali che emergono dal magma rosso di fondo, con un piccolo mazzo di fiori a indicare la vita. Nella “Ninfea alba”, il piccolo olio su tela di Barbara Craig, il bianco del fiore ancor chiuso emerge dal fondo giocato sui toni del verde e dell’azzurro intenso. E Daniel Craighead nel suo “Panneggio in rosa” riesce a rendere con estrema perizia il colore cangiante del tessuto a seconda dell’incidenza della luce.
In altri casi sono presenti soggetti astratti come la tecnica mista su carta di Mariadonata Sirleo, in cui le piccole paillettes e decorazioni in vetro raccolte al centro sono il nucleo da cui si propaga la “Buona notizia”, oppure in un’altra tecnica mista “Voglia di vivere” di Luisa Carparelli, la monocromia dello spesso strato di colore a olio è impreziosita da oggetti in vetro e madreperla che riflettono la luce.
Altre due opere completano questa interessante esposizione: le “Dissonanze” di Rolando Scatarzi sono espresse sulla tela attraverso un sapiente uso del colore distribuito con maestria, ponendo al centro il giallo che attira lo sguardo del visitatore e trasmette un favorevole approccio emotivo. Fiorella Noci si presenta con “Questa è la vita”, una grande tavola in cui sul fondo bianco increspato emergono una serie di rettangoli fortemente allungati di diverse dimensioni che si innalzano quasi fossero raggi; tutta la composizione, giocata sui toni del bianco, nero e con decorazioni di colore materico in argento, oro e bronzo sembra alludere alle diverse opportunità che la vita può offrire, sia nel bene che nel male.

Il maggior numero di opere – ben quarantadue – presenti in questa edizione del Premio, dimostra quanto l’Associazione Artisti Fiesolani si sia affermata nel corso degli anni sul territorio, diventando una realtà importante non solo per l’arte, ma anche a livello culturale, creando occasioni di scambi e dibattiti che coinvolgono non solo i fiesolani, ma un’ampia cerchia di estimatori.

M. Donata Spadolini, ottobre 2025

Video realizzato dalla socia Paola Stazzoni