Alcuni momenti dell’inaugurazione

Testo di presentazione della mostra

I tabernacoli di Fiesole

Domenica 17 maggio si è tenuto nella sala del Basolato a Fiesole un incontro organizzato dall’Associazione Amici dei Museri di Fiesole per parlare dei tabernacoli fiesolani, “testimoni silenziosi di fede, arte e vita quotidiana” arricchito da una “Conversazione” con le storiche dell’arte Magnolia Scudieri e Laura Corti che hanno illustrato i due “pezzi” più famosi di questa tipologia di manufatti a metà fra piccole architetture e opere d’arte : il tabernacolo del Poggerello, attribuito al Ghirlandaio e quello del Preposto, attribuito al Perugino sulla via Vecchia Fiesolana.
L’incontro è stato sapientemente arricchito da una bella esposizione curata dall’Associazione Artisti fiesolani di opere realizzate da un nutrito gruppo di soci e accompagnata per tutto il percorso dal lungo testo poetico “Sulla via dei tabernacoli” di Matteo Rimi
Disegni, dipinti, grafica, fotografia, scultura, collage e testi poetici hanno illustrato con ricchezza di soggetti e soluzioni tecniche il variegato mondo dei tabernacoli e la possibilità, attraverso spunti innovativi, di ripristinare quei manufatti fortemente deteriorati dagli eventi atmosferici e dall’incuria. Compito complesso quello di descrivere tutte le opere, anche perché molto variegate, se non per soggetto, sicuramente per resa espressiva e tecnica.
La mostra si apre sulla parete d’ingresso con le fotografie di Roberto D’Angelo che denunciano chiaramente lo stato di abbandono di due manufatti più noti del nostro territorio affiancate dai primi versi di Matteo Rimi che dopo un breve preludio descrive …”E Fiesole, prezioso crocevia/ ebbe sentieri prima che strade / tracciò vie fra terre diverse/… terra feconda per devozioni/ … Così appare, mentre scambi a fatica/il Tabernacolo del Ghirlandaio/. Dall’altro lato del testo le fotografie di Paola Stazzoni con un’immagine della Madonnina di Pian del Mugnone e la piccola fotografia incorniciata di Francesco Perna raffigurante una delle immagini più care ai fiesolani, la Madonna in ceramica invetriata di via dei Massicini. Il muro diruto lungo la strada dei Bosconi nello scatto di massimo Castellani indica il vuoto lasciato da un tabernacolo, mentre dell’edicola di san Clemente, ricordato fin da tempi lontani, resta l’architettura in “perfetto connubio con la natura circostante e tra i cipressi” del piccolo cimitero. Nei due dipinti di Alessandro Ciappi, all’interno del grande tabernacolo di Ellera, oggi invaso dalle auto, si inserisce una grande Madonna Assunta mentre, nel secondo, propone una “rilettura” della figura femminile nella famosa Madonna della seggiola di Raffaello. Massimo Novelli riserva un taglio fortemente prospettico al Tabernacolo di Via Poeti all’inizio della salita che porta a Sant’Apollinare, mentre nel volto di Maria col bambino il ductus pittorico cambia, con chiari riferimenti ad immagini del primo rinascimento. Mauro Baroncini preferisce la chiarità dell’acquerello per delineare l’architettura del tabernacolo di Ellera investita dalla luce del meriggio. Ancora una Madonna del compianto di forte intensità espressiva nel disegno a penna di Luisa Carparelli racchiuso all’interno della nicchia “Archi della quercia” in via Aretina. Il percorso continua accompagnato dal racconto in versi di Matteo Rimi. “Si vola verso Maiano” dove è stato ricostruito il grande tabernacolo in terracotta, opera dello scultore Antonio Bertti, situato davanti all’ingresso della Fattoria di Maiano riproposto in un disegno a matita grassa e pastelli colorati di Giulia Servello. Nel piccolo e prezioso dipinto di Laura Berni il Tabernacolo per la pace con un angelo e una colomba posti a sentinelle, emerge da un fondo grigio azzurro dietro un groviglio di rovi che ne ostacolano l’accesso. L’installazione di Raffaele Tesi propone la ricostruzione di un tabernacolo posto su via Fra’ Giovanni Angelico, inserendo all’interno della grata l’immagine una Madre col bambino, rappresentata da una giovame donna africana con il figlio. Il particolare tratto pittorico sabbiato di Francesco Beccastrini riproduce il tabernacolo di santa Maria a Saletta, “al bivio con via di Caldine” che si affaccia al lato della strada affiancato da un grande cipresso.
Di notevole interesse anche la pregevole xilografia Vergine col bambino di Alessandra Zocchi dove, alcuni tratti della matrice rimandano alle icone bizantine, ma si stemperano nella stampa con inchiostro dorato. Susanna Pellegrini affronta invece il soggetto con una soluzione di piccole dimensioni ma di grande effetto, inserendo il particolare dello sguardo della Vergine di Antonello da Messina all’interno del testo dell’Enciclopedia Treccani con l’etimologia del termine “tabernacolo”. Un’altra soluzione di grande attualità è il Tabernacolo contemporaneo di Valerio Mirannalti, dove all’interno di una minuscola edicola in legno è inserito un telefono cellulare con immagini pubblicitarie che scorrono. Di grande impatto visivo la ceramica policroma di Ira Becocci, Pueris victimis belli, in cui le figure emergono da un fondo rosso, il rosso che insanguina i bambini nei territori di guerra. Un’altra versione del Tabernacolo di Saletta velato di una tonalità azzurra nel dipinto di Giusi Gramigni che presenta anche un bel disegno a lapis e matite colorate del Tabernacolo di Via Faentina Vecchia. Il pregevole disegno a penna di Patrizia Gabellini prende spunto dal Tabernacolo di Saletta, la cui struttura architettonica emerge dal segno insistito che caratterizza il cipresso sul fondo. Al suo fianco il bassorilievo in argilla di Francesca Sabatelli, permette allo spettatore di apprezzare la resa plastica della Madre col Figlio. Una seconda opera di Sabatelli, il busto in gesso di un angelo che apre le braccia verso il cielo, sembra voler invitare lo spettatore ad aprirsi a un mondo di pace. Due le opere di Fiamma Antoni Ciotti, la tecnica mista Maternità rupestre, arcaica una reinterpretazione del tabernacolo di Sant’Ilario a Montereggi realizzato nel secondo dopoguerra da Luciano Guarnieri e la scultura a mezzo busto Madre dolente in argilla nera, un’opera in cui l’artista esprime al meglio la sua indubbia capacità tecnica ed espressiva.
Due brevi testi poetici di Lidia Aglietti si frappongono al lungo racconto di Matteo Rimi: L’angelo, che con brevi accenni delinea un soggetto che ben si inserisce nel contesto della mostra ed Eterno che sembra non trovare un tabernacolo presso cui sostare, per proiettarsi verso l’eterno. L’evanescente disegno a matite colorate di Enrico Guadagni ripropone l’edicola di san Clemente che si intravede di lato dietro il tronco di un grande albero in primo piano e l’alta vegetazione boschiva. E lo stesso tabernacolo, con al suo interno il collage – icona della Madonna dei sette dolori in tessuto blu e dotato con i 6 pugnali a raggera e uno sul cuore, è stato realizzato con grande abilità tecnica ed espressiva da Mariarita Casarosa, e riprodotto nella “nuova versione” nella fotografia di Paola Stazzoni. Il percorso si conclude con una piccola Madonna col bambino a petto, un raffinato bassorilievo di Roberto Coccoloni proposto in due versioni, in terracotta e in gesso colorato e i seguenti versi di Matteo Rimi: “Si viaggia sulle strade battute/ come tra i versi della poesia/così gli altari aspettano/ sulle pittoresche via/ della bella Fiesole/ e sulle pagine di chi/ li conta da lontano/ magia dell’arte di strada ed artificio della penna/ che da sempre la canta”.

Maria Donata Spadolini, maggio 2026

Video realizzato dalla socia Paola Stazzoni